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Il titolo specialistico nella rete del TAR

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Il risultato di un confronto tra ordini e associazioni per il riconoscimento di una qualifica che garantisce il cittadino o un blitz per scrivere regole a vantaggio di pochi? Questi i punti di vista, diametralmente opposti, sul regolamento messo a punto nel settembre scorso dal Consiglio nazionale forense per attribuire il titolo di avvocato specialista. Un tema di assoluto rilievo, tanto più che, come dimostrano anche le esperienze sul campo (si vedano le interviste in basso), quella della specializzazione dei legali è una via obbligata per rispondere alle esigenze del mercato.

A pensar bene delle nuove norme oltre, ovviamente, al Cnf, sono anche le sei associazioni specialistiche maggiormente rappresentative riconosciute dallo stesso Consiglio nazionale forense, penalisti in testa. Ad abbassare il pollice sono stati invece i giovani avvocati dell’Aiga e l’Associazione nazionale forense, mentre è “terza” la posizione dell’Organismo unitario dell’avvocatura che salva l’intero impianto, fatta eccezione per la norma transitoria che prevede una specializzazione “d’ufficio” per gli avvocati con almeno vent’anni di anzianità, privilegio che, secondo l’Oua, dispenserebbe da corsi ed esami poco meno di 90mila legali su circa 220mila.

Non si sono fermati alle critiche, ma hanno invece scelto la strada del ricorso 45 avvocati che si sono rivolti al Tar per contestare l’adozione del regolamento. Il tribunale amministrativo del Lazio, su accordo delle parti, ha deciso di fissare per gennaio la discussione dei motivi direttamente nel merito, senza accogliere la richiesta di sospensiva.

L’idea è quella di bloccare la strada a norme – operative dal 30 giugno 2011 – che il Cnf ha sentito l’esigenza di sottrarre alle incerte sorti della riforma in un tema, come quello delle specializzazioni, che sta particolarmente a cuore all’avvocatura.

Lo specialista pensato dal Cnf – con regole che possono essere ritoccate entro un anno dalla loro entrata in vigore – può scegliere tra undici aree di specializzazione, ma può diplomarsi in non più di due. Per arrivare al titolo è necessario avere un’anzianità di iscrizione all’albo di almeno sei anni e aver frequentato una scuola riconosciuta dal Cnf. Rientra nella discrezione del Cnf valutare l’idoneità dei titoli conseguiti nelle università per accedere all’esame che, grazie al superamento di una prova scritta e orale, apre la porta della specializzazione. Una volta conseguito lo “status” di specialista sarà necessario aggiornarsi fino a totalizzare 120 crediti formativi in tre anni, con un minimo di 30 in dodici mesi. Alla regola generale fanno eccezione gli iscritti all’albo, in maniera continuativa, da almeno 20 anni, che potranno accedere tout court al titolo di specialista, limitato però a una sola materia.

È probabilmente quest’ultima norma che ha suscitato le maggiori polemiche. Critiche mosse soprattutto dai legali under 45, che si sentono eccessivamente penalizzati da una disciplina che ostacola la crescita dei giovani. Nel mirino dell’Aiga sono finite anche le materie di specializzazione che – oltre a tralasciare il nuovo, rappresentato, ad esempio dal diritto ambientale – creerebbero una disparità di trattamento tra i civilisti che possono specializzarsi in una materia e penalisti, amministrati visti e tributaristi che possono spendere la loro specializzazione generalista. Più o meno sulla stessa linea anche l’Anf che sottolinea come tra le specializzazioni individuate figurino branche del diritto effettivamente specialistico accanto a veri e proprio settori, come il penale e l’amministrativo. L’Anf rimanda comunque il confronto a Genova considerata la giusta sede per definire le proprie posizioni. Sulla Costa Concordia, nave che ospiterà il congresso, come delegati, ci saranno anche i 45 avvocati “dissidenti” che hanno firmato il ricorso al Tar eccependo innanzi tutto la mancanza della «potestà regolamentare del Cnf». I dissenzienti negano, infatti, che il Consiglio nazionale forense abbia il potere amministrativo per emanare regolamenti su materie di competenza statale, come l’individuazione di figure professionali innovative.

A respingere al mittente qualunque accusa di “abuso di potere” da parte del Cnf sono i penalisti, secondo i quali l’approvazione del regolamento non è il risultato di un blitz, ma «soltanto la riuscita sperimentazione di un metodo democratico». Un’operazione in cui, conti alla mano del numero di associazioni aderenti, è stata prevalente la volontà della maggioranza.
p.maciocchi@ilsole24ore.com Il Sole 24 Ore

Avvocato libero professionista, classe 71, compie gli studi universitari a Bologna, si specializza a Roma, lavora in tutta Italia.
Avv. Giovanni Orlando
Avv. Giovanni Orlando
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